Il fotovoltaico residenziale traina il mercato delle rinnovabili, ma sconta l’addio al Conto energia

Nel primo semestre del 2015 il volume complessivo di potenza fotovoltaica connessa è stato di 127,39 MW. Registrando una leggera ripresa delle installazioni a maggio e giugno, rispetto ai primi quattro mesi dell’anno. Lo segnala l’Osservatorio di AnieRinnovabili, che ha rielaborato i dati Gaudì e presentato il quadro dell’installato di energia rinnovabile in Italia. Un quadro «confortante ma non del tutto soddisfacente», lo definisce il vicepresidente dell’Associazione, Alberto Pinori. «Non dobbiamo infatti dimenticare che siamo ancora lontani dai 500 MW previsti per il settore e dai 400 MW circa connessi nel 2014. Ci auguriamo che i dati dei prossimi mesi possano rispecchiare il reale potenziale di questo importante comparto industriale».

Per quanto riguarda le classi di potenza, i dati evidenziano che gli impianti del settore residenziale, di media e piccola taglia (potenza cioè compresa tra 3 e 6 kW), continuano a farla da padrone, con un installato pari a 46,02 MW. Al secondo posto gli impianti compresi tra 20 e 200 kW, taglia propria del settore industriale, con 27,86 MW di potenza connessa.
Numeri che non stupiscono, visto che quello residenziale e dei piccoli impianti è tornato ad essere già l’anno scorso il principale segmento di mercato, con un peso sul nuovo pari al 59 per cento (mentre sono sostanzialmente “spariti” gli impianti di taglia superiore al MW).

Per capirsi, nel 2014 sono stati installati in Italia “solo” 385 MW di potenza fotovoltaica, poco più del 22% rispetto al 2013 e in linea invece con i valori del 2008. È come se il fotovoltaico italiano avesse fatto un salto nel tempo, tornando ai suoi albori, sottolinea il Report sulle rinnovabili elettriche dell’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano. Alla riduzione delle taglie dell’installato – spiegano gli ingegneri – si è associata anche una sua redistribuzione “geografica”, con la Lombardia a controllare nel 2014 da sola il 33% del mercato delle nuove installazioni: più in generale, l’anno scorso quasi il 42% dei nuovi impianti sono stati fatti al Nord, il 35% al Centro e “soltanto” il 23% al Sud.

Il fotovoltaico italiano a fine 2014 ha toccato quota 648.183 impianti, con una potenza complessiva di 18.325 MW, arrivando a pesare per quasi il 15% sul totale installato nel mondo. E adesso, in uno scenario ottimistico, prevede di salire di 500 MW nel 2015, portandosi a 21,8 GW. In uno scenario invece “conservativo”, secondo le previsioni degli esperti del Politecnico, il mercato si attesterebbe a circa 400 MW nel 2015, con un sostanziale consolidamento del residenziale e un ulteriore calo delle installazioni negli altri segmenti.

È dunque un fatto che nella crisi post-incentivi (leggi: fine del Conto energia) a tenere e crescere siano in particolar modo i piccoli e medi impianti, anche grazie al meccanismo delle detrazioni fiscali: il bonus sulle ristrutturazioni copre l’installazione di impianti basati su fonti rinnovabili – realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette – ed è stato prorogato al 50% per le spese sostenute durante tutto il 2015. E senza contare che le spese da sostenere per l’investimento sono diminuite di circa il 75% rispetto a qualche anno fa.

«Nonostante i dati incoraggianti di giugno – commenta il presidente di Anie Rinnovabili, Emilio Cremona – occorre comunque continuare sulla strada intrapresa, con provvedimenti che stimolino il settore». L’Associazione ha tra l’altro proposto di inserire nel Green Act la possibilità di smaltire le coperture di amianto su edifici civili ed industriali e di sostituirle con impianti a fonte rinnovabile.

Dal residenziale, dalle nuove tecnologie di accumulo e dallo stimolo all’autoconsumo deve dunque venire lo slancio per la ripartenza del comparto industriale. Intanto, considerato il trend delle installazioni degli ultimi anni favorito proprio dal Conto energia, ci sono oggi molti impianti domestici in funzione da oltre un lustro e che necessitano di revamping. Impianti che sono naturalmente soggetti a una progressiva obsolescenza, e che a volte – spiegano gli operatori – nella foga di inseguire le tariffe incentivanti sono stati realizzati senza opportune valutazioni. Con un occhio al degrado prestazionale e agli eventuali vizi costruttivi, diventano allora sempre più centrali i servizi di Operation&Maintenance: la verifica del corretto funzionamento e l’analisi delle possibilità di ripristino (o aumento) delle prestazioni, tra piccole migliorie o accorgimenti nell’utilizzo e interventi più strutturali e complessi.

Fonte: il sole 24 ore